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In breve
Il Centro di Ristorazione dei Pescatori di Terracina è un ristorante self-service di pesce sul porto di Terracina, aperto nel 2007 dalla famiglia Favale, pescatori da tre generazioni. Si sceglie dal bancone a vista, si va al tavolo col vassoio e si paga in base ai piatti presi: pesce del giorno, cucinato con le ricette semplici di casa.
«Noi siamo una famiglia di pescatori, quindi abbiamo voluto portare il mare in tavola», racconta il titolare Rolando Favale. Prima del ristorante la famiglia gestiva anche un'asta del pesce, dove i pescherecci della zona, compreso il loro, conferivano il pescato. Da lì viene l'idea di far mangiare pesce buono a prezzi accessibili: per Favale l'idea che il pesce costi sempre di più è un mito da sfatare: il locale compra direttamente, in grandi quantità. Ancora oggi ogni pomeriggio vanno all'asta del pesce e il menu si decide su quello che è stato pescato.
All'ingresso c'è un bancone a vista dove i clienti vedono i piatti prima di scegliere. La sala interna ha una sessantina di posti, a cui si aggiungono quelli all'aperto e un ponte di legno con i tavoli che attraversa il canale: in tutto 100-120 posti. Non ci sono camerieri al tavolo e i posti si liberano di continuo, così nel fine settimana il locale arriva a servire 700-800 coperti. A portarlo avanti sono una ventina di persone, fra famiglia e collaboratori.
«Noi cuciniamo come cucinava nonna»: ricette povere, con pesce povero, che per Favale sono le più saporite. I piatti citati nell'intervista sono la zuppa terracinese, le alici alla scapece, gli spaghetti con le alici, gli spaghetti alle vongole, il polpo e patate e il pesce spada. Le richieste più frequenti sono la frittura di paranza, la frittura di gamberi e calamari, le alici fritte e il cartoccio di pesce fritto. Dagli antipasti in poi preparano tutto loro; i dolci arrivano da fornitori di fiducia.
Il menu cambia con le stagioni e col meteo: «Il pesce è come la verdura, cambia in base alla stagionalità». Quando finisce il periodo del gambero rosso arriva la triglia. Grazie ai diversi tipi di fondale, dice Favale, circa l'80% del pescato locale si trova tutto l'anno.
I consigli del pescatore: nel pesce con le spine l'occhio deve essere lucido e vivo, le branchie rosso fuoco e la pelle non secca. Per calamari e totani conta il colore: quando diventano bianchi non sono più freschi.
Si scelgono i piatti al bancone, si va al tavolo con il vassoio e si paga in base a quello che si è preso: non c'è un prezzo fisso.
La frittura di paranza, la frittura di gamberi e calamari e le alici fritte. Fra i piatti della tradizione ci sono la zuppa terracinese e gli spaghetti con le alici.
Sì: ogni pomeriggio vanno all'asta del pesce e cucinano in base al pescato, che cambia con la stagione e con il meteo.
Tra sala interna, esterno e ponte di legno sul canale, 100-120 posti.
Sul porto di Terracina, in Via Lungolinea Pio VI 1. Telefono 0773 725905.
Fonte: interviste a Rolando Favale per Italia Enogastronomica, 20 e 25 luglio 2026.