Nei primi sei mesi dell’anno l’export supera i 3,6 miliardi di euro, ma perde il 6,2% sul 2025. In calo anche i volumi (-4%) e il prezzo medio (-2,3%). Fanno eccezione Russia, Cina e Brasile. Tengono gli spumanti, mentre soffrono i vini fermi imbottigliati.
Il vino italiano rallenta sui mercati internazionali. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni hanno superato i 3,6 miliardi di euro, ma hanno registrato una flessione del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. A diminuire sono anche i volumi, che segnano un -4%.
È il quadro che emerge dai dati elaborati dall’Osservatorio dell’Unione italiana vini (Uiv) sulla base delle rilevazioni Istat diffuse oggi. Numeri che confermano le difficoltà già emerse lo scorso anno e fotografano una domanda mondiale ancora debole, condizionata dal rallentamento del potere d’acquisto e da un contesto geopolitico sempre più complesso.
Nove mercati su dieci in calo
La contrazione appare generalizzata sui principali mercati di sbocco del vino italiano. Nove dei primi dieci buyer hanno infatti ridotto gli acquisti nei primi sei mesi dell’anno. L’unica eccezione è rappresentata dalla Russia, che registra una crescita del 15,7%.
Tra i principali mercati, il dato più pesante arriva dagli Stati Uniti, primo sbocco per il vino italiano, dove l’export scende del 14,1%, fermandosi a 849 milioni di euro. Seguono la Germania, a -6,8% con 534 milioni di euro, e il Regno Unito, che registra una flessione del 6,6%, per un valore di 346 milioni.
A pesare sul risultato complessivo è anche la dinamica dei prezzi: il prezzo medio all’export diminuisce del 2,3%, con una riduzione particolarmente marcata proprio negli Stati Uniti, dove il calo raggiunge il 7,8%.
Cina e Brasile in controtendenza
Non mancano tuttavia segnali positivi. Oltre alla Russia, tra i mercati in crescita spiccano la Cina, che aumenta gli acquisti di vino italiano del 19,8%, e il Brasile, in progresso dell’8,2%. Ancora più significativo il dato riferito all’intero Mercosur, che registra un incremento del 18,4%.
Anche l’area dell’Unione europea mostra qualche timido segnale di recupero. Una prima inversione di tendenza si è manifestata nel mese di giugno, ma non è stata sufficiente a riportare in territorio positivo il bilancio dell’intero semestre.
Frescobaldi: «Necessaria una riorganizzazione del settore»
Per il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, la frenata dell’export non riguarda soltanto l’Italia, ma si inserisce in una fase di debolezza più ampia per il comparto vitivinicolo mondiale.
«L’Italia del vino paga, così come gli altri principali Paesi produttori, un calo strutturale della domanda a livello globale acuito da fattori congiunturali legati al potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche».
Di fronte a questo scenario, secondo Frescobaldi, diventa necessario intervenire sulla struttura stessa del comparto: «Siamo convinti della necessità di affrontare queste difficoltà attraverso una sistemica riorganizzazione del nostro settore, nella consapevolezza del valore socioeconomico che esso esprime».
Spumanti in tenuta, vini fermi ancora sotto pressione
Il rallentamento non colpisce in modo uniforme tutte le categorie. A mostrare una sostanziale tenuta sono gli spumanti, che nel semestre registrano una crescita dello 0,4%.
Proseguono invece le difficoltà per i vini fermi imbottigliati, le cui esportazioni arretrano dell’8,9%. Una dinamica che conferma la maggiore resilienza della domanda internazionale per le bollicine rispetto alle altre tipologie.
Veneto e Toscana arretrano, il Piemonte torna secondo
Anche sul fronte regionale emergono differenze significative. Nella classifica delle principali regioni esportatrici, il Veneto resta al primo posto ma registra una flessione dell’8,4%.
Il Piemonte torna invece in seconda posizione, grazie a una crescita del 2,4%, sostenuta in particolare dal buon andamento dell’Asti Spumante. La Toscana, scesa al terzo posto, registra invece una contrazione del 7,4%.
L’estate potrebbe portare un rimbalzo
Nonostante il bilancio negativo del primo semestre, l’Osservatorio Uiv intravede qualche segnale di possibile miglioramento nella seconda parte dell’anno.
Secondo le prime indicazioni disponibili, luglio e agosto potrebbero segnare una ripartenza sui mercati extra-Ue, con un rimbalzo a doppia cifra negli Stati Uniti rispetto allo stesso bimestre del 2025, particolarmente negativo.
Si tratta, per ora, di segnali ancora preliminari. La possibilità di una ripresa resta infatti legata all’evoluzione della domanda internazionale e, soprattutto, alla situazione geopolitica.
Il primo semestre consegna dunque al vino italiano un quadro complesso: export in calo, volumi in diminuzione e prezzi medi sotto pressione, ma anche alcune aree di mercato e categorie capaci di mostrare una maggiore resilienza. Per il settore, la sfida dei prossimi mesi sarà capire se i segnali estivi rappresentino l’inizio di una stabilizzazione oppure soltanto una parentesi all’interno di una fase di debolezza strutturale della domanda mondiale.







